Progetto dei ragazzi di Corleone

Le attività di alternanza scuola-lavoro si sono svolte in due momenti:

 Il primo anno (A.S. 2015-2016) ci siamo cimentati nel compito di “Ciceroni” durante le giornate FAI di primavera, impegnandoci a presentare al pubblico i Sette Oratori delle confraternite Bianche di Corleone. Siamo stati divisi in gruppi ed ad ognuno di noi è stata affidata una struttura, presso la quale abbiamo conosciuto e imparato la storia del complesso monumentale. Parte delle ore è stata poi spesa nella biblioteca comunale “Francesco Bentivegna” di Corleone; ci siamo cimentati nella catalogazione dei testi e nella lettura dei testi proposti.

SAN DOMENICO  L’Ordine dei Padri Domenicani cominciò a inserirsi nella realtà corleonese nel 1547, grazie alla figura del domenicano Padre Tommaso Fazzello. I corleonesi, catturati dalle virtù del frate, manifestarono il desiderio di erigere un convento che ricordasse la figura di San Domenico. Monsignore Vincenzo Firmaturi concesse ai Domenicani la chiesa di San Nicolò, al Piano delle Donne ma tale luogo non venne ritenuto adatto poiché la zona in cui sorgeva era soggetta a frane. I Domenicani dunque cedettero a Monsignore Giacomo Gatto la Chiesa di San Nicolò e in cambio ebbero delle case dirute, dette di Sarzana, per costruire la chiesa.

 I lavori ebbero inizio nel 1554. La costruzione della chiesa e del convento furono ultimate grazie alla donazione di Giovan Battista Scarlata, padre del domenicano Alessandro Scarlata, che aveva lasciato per testamento la terza parte della sua eredità. I Padri domenicani, per riconoscenza al benefattore e alla moglie, eressero presso l’altare un sepolcro con due sarcofagi in marmo policromo. La Chiesa di San Domenico, a croce latina con tre navate, dopo la chiesa Madre, è l’edificio religioso più grande e prestigioso di Corleone.

  •   Al suo interno si possono ammirare moltissime opere:
  • -una tela del XVII secolo raffigurante San Domenico;
  • -una tela raffigurante S. Tommaso d’Aquino con in mano il volume della dottrina, ai piedi un drago;
  • -la tela di San Domenico e la Madonna;
  • -una tela che rappresenta la Crocifissione, del tardo settecento e di autore ignoto.
  • Di notevole pregio e interesse artistico sono: l’acquasantiera di marmo lavorato del XVI secolo, la statua in legno di S. Vincenzo, del XIX secolo, decorata in bianco e nero, gli eleganti arredi settecenteschi e la tela della Madonna del Rosario col Bambino Gesù e i quattro santi domenicani, opera attribuita a Fra Felice da Sambuca e risalente agli inizi del XVII secolo.

 

  • COMPAGNIA DEL SS. ROSARIO Nel 1570 fu istituita la Compagnia del SS. Rosario che ancora oggi partecipa, con sentita devozione, ai riti del Venerdì Santo. Nel 1606, furono acquistate le case di Maria Mondello attigue alla chiesa per costruire l’Oratorio della Compagni, il quale attualmente versa in cattivo stato di conservazione.

 

MARIA SS ANNUNZIATA La chiesa dell’Annunziata, situata all’interno del complesso  monumentale del vecchio Ospedale dei bianchi, venne edificata nel 1338

  • La chiesa conserva un prezioso pavimento maiolicato e alcuni tratti delle lesene stuccate e gli angoli d’imposta della volta.
  • Qui si trovava l’oratorio della Compagnia del SS. Nome di Gesù , fondata il 12 dicembre del 1650.

        Negli anni Settanta la Compagnia non partecipò più ai riti della   Settimana Santa per vari motivi, tra cui il crollo della volta della chiesa di Maria SS. Annunziata, ma grazie al caparbio impegno di alcuni Confrati, nel 2009, l’antichissima compagnia ha ripreso le sue attività.

  • La chiesa apre le sue porte per la giornata del Venerdì Santo per il rito della vestizione dei confratelli e per l’uscita, a notte inoltrata, del cristo risorto trasportato dai Confrati nella chiesa madre del paese, per le celebrazioni dei riti della pasqua  molto seguiti e sentiti da tutta la comunità corleonese. OPERE L’altare centrale custodisce la statua del “Cristo  risorto” di  manifattura lignea e risalente al XVIII secolo, meglio conosciuta dai corleonesi come “U Signuri ca’ spina” – infatti, per rendere meglio il volo del cristo risorto verso il cielo, il piede sinistro della statua non poggia interamente sulla base, ma a metà di essa, come se vi fosse conficcata una spina SANTA CATERINA La Chiesa di Santa Caterina, il cui nome originale è quello della SS. Trinità , si suppone che sin dal 1300 fungesse da Chiesa Madre. Nel 1907 nella casa limitrofa vi si trasferì l’ordine appena costituito delle suore di Santa Chiara e nel 1908 la chiesa fu ammessa all’istituto.
  • Nella chiesa si conservano le antiche statue lignee di S. Caterina d’Alessandria e di Santa Barbara, risalenti rispettivamente al XVII secolo e al XVI secolo, e il sarcofago che conserva, ancora, i resti di Madre Teresa Cortimiglia. Nei locali retrostanti la sacrestia si trova la sede della Compagnia di S. Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, fondata nel 1760 ed ancora oggi partecipa ai riti della Settimana Santa di Corleone.
  • SANT’ELENA La Chiesa di Sant’Elena e Costantino venne costruita, come si evince da alcuni atti notarili, agli inizi del’300. Alla fine del XIV secolo venne costituita la Compagnia di Sant’Elena e Costantino e partecipa ancora oggi ai riti del Venerdì Santo. La Chiesa venne riedificata nel Seicento e venne eletta a parrocchia nel 2 novembre 1636. Nel 1643 la parrocchia fu soppressa per sentenza del Vicario Generale di Monreale con la motivazione che “l’ubicazione della chiesa era troppo lontana dalla cinta muraria”. Sant’Elena venne ripristinata come parrocchia filiale solo anni dopo. Il 22 dicembre 1929 il magistero venne affidato al sacerdote D. Salvatore Governali..
  • L’altare maggiore custodisce le due statue lignee di Sant’Elena e Costantino del 1539, opera dello scultore Giacomo De Dato, in mezzo a queste la statua del Crocifisso, mentre in un altro altare è sistemata la statua della Madonna della Rocca. L’altare di sinistra, invece, ospita una tela del XVIII secolo, raffigurante la Vergine con Gesù Bambino in alto e in basso San Leoluca e San Leone II papa, con scene di calamità avvenute nel paese Corleone.

ORATORIO DEI BIANCHI La storia ospedaliera del paese di Corleone è stata per secoli connessa all’attività della Compagnia dei Bianchi dello “Spirito Santo”,costituita tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500. Infatti la Compagnia riuscì prima a realizzare e poi a gestire, sino alla metà del ‘900, l’ospedale dedicato allo “Spirito Santo” prima e a “Vittorio Emanuele III” dopo, integrando anche l’assistenza religiosa per i ricoverati.

  • Tra il 1617 e il 1678, la Compagnia dei Bianchi decise di allestire la celebrazione del Venerdì Santo, che continua ad essere una delle più importanti celebrazioni religiose del paese. Annesso al complesso monumentale del vecchio Ospedale, si trova l’Oratorio della Compagnia dei Bianchi dello Spirito Santo impreziosito ai quattro lati dalle statue in stucco di San Rocco, San Leoluca, San Sebastiano. Un maestoso e ricco apparato decorativo in stucco si sviluppa lungo le pareti e la volta dell’oratorio per poi terminare nella calotta absidale.

          Di notevole importanza artistica era il pavimento in mattoni di maiolica raffigurante il “Transito di San Giuseppe”, purtroppo trafugato.Oggi la Compagnia apre le porte dell’Oratorio solo per il giorno del Venerdì Santo, per l’uscita del simulacro del Cristo e per il rito del “bacia piedi” al simulacro del Cristo Morto da parte di tutti i confrati, che conclude la lunga giornata del Venerdì Santo.

MARIA SS DEL MONTE CARMELO L’Oratorio della Compagnia di Maria SS. del Monte Carmelo si trova all’interno della Chiesa di Maria SS. del Monte Carmelo, più comunemente conosciuta dai cittadini d Corleone come la “Chiesa del Carmine” che fu costruita nel 1576. Costruito il convento vi fu annessa la chiesa, all’interno della quale fu fondata la Confraternita di S. Maria del Carmine.

  • Nel 1671 il convento del Carmine fu soppresso da un decreto della Santa Sede e fu riaperto nei primi di gennaio del 1672. Le leggi eversive del 1866-67 soppressero il convento definitivamente e i Padri lasciarono Corleone.
  • Oggi l’Oratorio presenta dei pregevoli stucchi, un pavimento maiolicato ed una notevole tela raffigurante la Madonna del Carmelo. L’ oratorio fu annesso alla chiesa nel 1606. Ad unica navata è chiuso dalla concavità dell’abside dove sono ubicati l’altare in muratura, la pala d’altare raffigurante la Madonna del Carmine e un tabernacolo ligneo. Presenta un affresco centrale non del tutto integro. Dei medaglioni in stucco affrescati decorano le pareti e raffigurano un santo cavaliere, l’Adorazione dei Magi e San Liborio nella parete a destra mentre nella parete di sinistra una Santa carmelitana, San Bernardo e l’Adorazione dei pastori. Accostati alle pareti laterali vi sono due seggi ad alto schienale con pannelli finemente decorati. La pavimentazione è in parte maiolicata e al centro del pavimento è collocata una cripta, a testimonianza della sepoltura dei confrati nell’oratorio.

MARIA SS DEL SOCCORSO  La Chiesa e il Convento dell’ordine Agostiniano vennero edificati intorno al 1382. Attiguo alla chiesa trecentesco si trova il bellissimo Oratorio della Compagnia della Madonna del Soccorso. I padri agostiniani offrirono ai confrati ospitalità nei locali del loro convento, la tutela della cappella della Madonna del Soccorso, una sacrestia da poter usare comunemente ai frati e un oratorio per i propri uffici, che i confrati si impegnarono ad abbellire. La Compagnia partecipa ancora oggi ai riti della Settimana Santa. L’Oratorio mostra una magnifica ed  armonica decorazione a tempera della volta e delle pareti interamente affrescate dal pittore corleonese Santo Governali nel 1759.  All’interno si conserva una pregevole statua di legno policromo della Madonna col Bambino,conosciuta anche come “Madonna della Mazza” e di notevole pregio è il pavimento maiolicato. Si presenta in discrete condizioni essendo stato recuperato e ben restaurato grazie all’impegno di don Calogero Giovinco, precedente rettore della chiesa. È stata consolidata la volta, sono state cucite le lesioni, sono state rifatte le architravi e recuperati degli infissi. Infine è stato effettuato un intervento di pulitura e consolidamento in sito del pavimento maiolicato e della statua lignea raffigurante la Madonna del Soccorso, nonostante ciò, necessiterebbe di lavori di manutenzioni relative alle coperture.

Progetto delle ragazze di Giuliana

           Relazione ALS gruppo Giuliana

PRESENTAZIONE  DEL  LUOGO:  COS’ERA IN ORIGINE QUESTA STRUTTURA?

L’ex Monastero della SS.Trinità sorge nella parte più alta di Giuliana. Inizialmente costituiva la cinta muraria del castello di Federico II, infatti si sviluppa a semicerchio attorno alla fortezza ,e tra il 1648-1655 fu edificato un monastero grazie alla donazione da parte di Isabella Gioeni, marchesa di Giuliana, e del marito Marcantonio Colonna ai monaci Olivetani, un ordine di Benedettini sorto nel 1491. Il termine “olivetani” deriva dal monte oliveto presso Siena; i monaci olivetani erano dipendenti dalla vicina Abbazia di Santa  Maria del Bosco che sorge sul fianco nord-orientale del monte Genuardo. I monaci possedevano la chiesa di S.Caterina, inglobata nella mura di cinta del castello, la quale fu ricostruita e ribattezzata con il nome SS. Trinità: proprio per questa ragione nacque l’idea di costruire accanto un monastero. Nel 1920 Biagio Tomasini acquistò e restaurò il monastero facendone sede di un nuovo istituto “Boccone del Povero” fondato da Giacomo Cusumano, affidato per le cure alla congregazione delle suore “Serve dei Poveri”. In seguito fu eretto ente morale e acquisì il titolo di “Opera Pia Buttafoco-Tomasini” con lo scopo di assistere anziani ed educare ragazze bisognose. Nel 1990 la superiora generale ha deciso di trasferire le suore che operavano nell’ Opera Pia altrove.

 

STRUTTURA DEL MONASTERO

Il monastero è composto da due parti: la parte più antica, dove le mura di protezione del castello presentano feritoie cieche, e la seconda parte che consiste nella costruzione secentesca, con ampie finestre. Nel prospetto principale troviamo il portale d’ingresso in stile manieristico che immette in un ampio androne da dove parte una scala monumentale che porta al secondo piano. La chiesa della SS.Trinità si trova nella parte ovest, dove si trovano degli affreschi in stile Barocco ed è a unica navata con alte finestre ovali. L’ingresso è posto alla fine di una scalinata e presenta  il portale con lo stemma dei monaci Olivetani.

 

PERCHE’ ABBIAMO SCELTO QUESTO SITO?

Abbiamo scelto questo edificio per valorizzarlo poiché offre ampi spazi che potrebbero essere sfruttati al massimo delle loro capacità. Inoltre, attualmente non viene utilizzato per nessuna attività nonostante sia stato riaperto sia per il “Presepe Vivente”, organizzato dalla Pro-loco, sia per il “Grest. La struttura è gestita in parte dall’ex parroco di Giuliana, Padre Luca Leone, e in parte dal comune.

 

IDEE PER POSSIBILI FINANZIAMENTI    

Per poter realizzare il nostro progetto una delle cose necessarie da fare è trovare dei finanziamenti, cosa non molto facile vista la quantità di denaro effettiva che servirebbe per portare a termine il lavoro. Fare domanda e cercare finanziatori nel nostro territorio è difficile, per non dire impossibile; l’unica cosa possibile è trovare i soldi necessari altrove. La domanda che ci è sorta è stata: ‘’Come poter fare ciò? Con quale criterio scegliere?’’  E’ così che entra in scena il ‘’Crowdfunding’’ . Si tratta di un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. Molto spesso chi decide di ‘’farne uso ’’ è un’associazione, un gruppo, o in qualsiasi altro modo lo si voglia chiamare, che decide di promuovere l’innovazione e il cambiamento sociale, cosa che accadrebbe al nostro paese se il progetto venisse realizzato. Ovviamente il luogo dove ha origine il tutto è il web, e sempre sul web si può dialogare con la ‘’crowd’’ per poter avere idee sulla creazione del progetto. Ci possono essere diversi tipi di finanziamenti: finanziamenti collettivi per donazione, per prestito ecc. Ciò che è importante capire è quale di questi sia più adatto per la realizzazione; inoltre si può decidere quale categorie di finanziamenti sia più adatta alle nostre esigenze. La scelta cadrebbe su ‘’Reward based’’, fondo che, in cambio di donazioni in denaro, prevede un riconoscimento, come il ringraziamento pubblico sul sito della nuova impresa. Il passo successivo è scegliere la piattaforma; una delle tante più vicina al nostro progetto è ‘’Meridonare’’, piattaforma nata nel meridione che finanzia progetti nel nostro territorio volti al miglioramento delle condizioni  sociali nel medesimo. Un’ altra piattaforma sarebbe ‘’Ulule’’, fino ad oggi quella che ha portato a termine più finanziamenti.

 

A QUALE TIPO DI TURISMO PUNTIAMO?

Dopo aver trovato i finanziamenti, è importante capire quale tipo di turismo attuare, che tipo di turisti attirare. La scelta ricadrebbe sul turismo ‘’slow’’, lento. Ma di cosa si tratta in realtà? E’ un tipo di turismo che promuove la qualità e l’esperienza, contrapponendosi al turismo di massa, veloce e di consumo che poco valorizza le caratteristiche principali di un luogo. Nei turisti in chiave slow è cresciuta la volontà di andar oltre alla brochure e conoscere l’impatto ambientale di una struttura turistica e la sensibilità ecologica dei gestori o la provenienza del cibo prima di acquistare un determinato servizio. Per ciò che noi proponiamo è sicuramente la scelta migliore. Con questo tipo di turismo si può puntare non solo a promuovere il nostro progetto, ma anche il circondario, organizzando attività che riguardino tutto il territorio. Inoltre il turismo lento rimanda sicuramente all’idea di un maggiore contatto con la natura. Turismo lento significa infatti accordarsi con i ritmi della natura stessa, oltre che rispettare l’ambiente, le persone e le tradizioni.

 

A CHI AFFIDARE LA GESTIONE DELLA STRUTTURA?

Una volta effettuate le modifiche volte alla riqualificazione dell’area, questa potrebbe essere gestita da Associazioni Giovanili (già formate o da creare in seguito al compimento del progetto) e/o da altri enti e personale specializzato in materia. La struttura riqualificata potrebbe, inoltre, essere inserita all’interno del percorso della ‘’Magna Via Francigena’’ (rinomata per grandezza, magnificenza e popolarità). Questo percorso fu solcato per millenni da pellegrini e viaggiatori in età bizantina, islamica e medievale come collegamento dei porti principali con i centri di maggior grandezza, quali:

  • Palermo (come riferimento per la Spagna catalana e aragonese e per l’Italia continentale); 
  • Mazara del Vallo e Agrigento (come riferimento per l’Africa Settentrionale);
  • Messina (come riferimento per l’Africa Centrale, l’Oriente e la Terra Santa).

Dopo secoli di abbandono, la Magna Via Francigena è stata recuperata, con la ricostruzione di un percorso che mira a ritrovare le origini della storia siciliana normanna e il rapporto della Sicilia con le componenti arabe e musulmane. Essa attraversa luoghi caratteristici, poco conosciuti e, di conseguenza, non molto frequentati da turisti, come: Castronovo di Sicilia, Prizzi e Gela (in provincia di Palermo); Cammarata e Racamulto (in provincia di Agrigento); Sutera e Campofranco (in provincia di Caltanissetta). Essendo anche Giuliana un paesino piccolo e non molto frequentato, grazie al progetto di riqualificazione dell’ex monastero, anch’esso potrebbe essere inserito all’interno del percorso della Magna Via Francigena, per una maggiore valorizzazione del territorio siciliano.         

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IDEE PER LA RISTRUTTURAZIONE

L’edificio si compone di due piani, entrambi utilizzabili ai fini del nostro progetto. L’obbiettivo è quello di trasformare la struttura in punto di riferimento  per turisti e viandanti, nonché per i concittadini stessi. La struttura può essere inserita in un circuito turistico, una sorta di percorso nel territorio che inglobi al suo interno Giuliana e in particolare essa stessa dando così  la possibilità di ristorazione e alloggio.  Gli ambienti, molto ampi e spaziosi, permettono di accogliere un cospicuo numero di alloggianti. Il piano superiore può essere utilizzato interamente per la realizzazione di stanze, creando così una piccola struttura alberghiera. Le stanze dovranno essere adeguate rispetto al loro uso: modeste stanze singole o doppie per turisti occasionali o per correnti di turisti che possono esservi veicolate, se appunto all’interno di percorsi di cui detto prima. Si tratterà di stanze essenziali ma accoglienti, con servizi igienici integrati. Il piano inferiore comprenderà invece:

  • Cucine attrezzate, con la possibilità di essere affidate a studenti di scuole alberghiere in occasioni particolari che potranno presentarsi;
  • Sala ristorante, con arredamento adatto al periodo storico dell’edificio e del contesto monumentale attorno;
  • Caffetteria “culturale”, spazio aperto a tutti, non solo agli alloggianti , da adibire come bar, luogo di incontro e dialogo, dove consumare una bevanda o dei dolci leggendo un libro o consultando volumi messi a disposizione ( simile caffe letterario);
  • Sala meeting- eventi, ampio spazio da usare per incontri con l’autore, convegni o conferenze su temi disparati o da affittare per eventi di stesso genere ,sarà provvista di posti a sedere, tavolo conferenze, schermo proiettore;
  • Sala multimediale, sala dotata di postazioni computer, Wi-Fi ad accesso libero e area Internet free;
  • Gli spazi comuni e i corridoi potranno ospitare mostre di artisti locali per promozione dei loro elaborati;
  • Area esterna adibita a giardino con parco giochi , area bar con chiosco , percorso tra gli agrumi con vista sul Castello di Federico II e possibile visita del monumento;
  • Sede del banco del contadino, la struttura riserverà degli spazi da adibire alla vendita di prodotti biologici locali, scavalcando così la filiera di commercializzazione, con l’obbiettivo di promuovere un commercio diretto dal produttore al consumatore.

 

 

L’edificio non verrà modificato nella sua parte strutturale, gli interventi dovranno essere mirati a mantenere integra l’importanza storica del luogo. Si curerà particolarmente l’aspetto estetico in modo che sia conforme e inerente al contesto  e non risulti invasivo o fuori luogo. Pertanto l’edificio nel complesso verrà allestito a tema medievale in ogni sua parte, mantenendo il design già dettato dagli spazi adiacenti. L’atmosfera sarà quella medievale con musica a tema nelle diverse sale. Gli spazi potranno essere utilizzati per l’organizzazione di eventi serali nel weekend tra musica, arte e cultura, con la possibilità di ingaggiare gruppi musicali o gruppi d’intrattenimento.

 

Progetto dei ragazzi di Bisacquino

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Attività di alternanza scuola-lavoro

Anno scolastico: 2017/2018

Alunni: Umberto Machì, Francesco Marino, Marta Pillitteri, Giuseppe Ragusa, Ignazio Rosato.

 

IL PERCHE’ DELLA SCELTA

Durante gli anni scolastici 2015/16 e 2016/17 abbiamo svolto la nostra esperienza di alternanza scuola-lavoro principalmente nei locali della Biblioteca Comunale G. Genovese. Nel primo anno ci siamo dedicati a delle attività di catalogazione cartacea e digitale e abbiamo organizzato un cineforum a conclusione del percorso. Per il Natale del secondo anno ci siamo impegnati a portare a termine ben due cineforum e durante la fine dell’anno abbiamo svolto le attività presso i locali del Museo dell’Orologio Scibetta di Bisacquino, aprendolo al pubblico durante le giornate di Primavera. Da tutto ciò abbiamo maturato l’idea della necessità di un locale che potesse essere consono ad un “caffè letterario”, valutando la sua assenza nel territorio vicino: i locali della biblioteca comunale sono poco adatti e inutilizzabili per delle attività che invece, come dibattiti e/o confronti, richiedono degli spazi maggiori.

 

LA SCELTA DELL’EDIFICIO

È  stato da noi scelto questo edificio principalmente per tre motivi:

  • L’edificio è situato all’entrata del paese ed è maggiormente accessibile come punto di ritrovo;
  • Offre ampi spazi adeguatamente adattabili alle esigenze del nostro progetto;
  • L’edificio, date la sua posizione e la sua grandezza, mostra un grande impatto visivo ed è facilmente riconoscibile.

 

LA DESCRIZIONE DEL PROGETTO ORIGINARIO

Il plesso è situato nell’immediata periferia del centro edificato di Bisacquino (PA) in via Mercantella e il 1986 fu l’anno di decisione per la realizzazione di un futuro centro sociale in un’unica infrastruttura. Le opere sono state iniziate successivamente il 24/12/1987 (data di rilascio delle autorizzazioni) e i lavori sono stati ultimati in data 06/03/1989. Il progettista delle opere è stato Ing. Francesco Purrazzella, i direttori dei lavori sono stati Ing. Giovanni Latona e Arch. Giuseppe Bartolomei e l’ingegnere capo dei lavori è stato Ing. Carmelo Abbadessa. Per la costruzione dell’edificio è stato necessario eseguire uno scavo di sbancamento avente un’altezza media di 5/6 metri lato monte e di 3 metri lato valle (gli edifici architettonici che si adattano alla natura: bio-architettura). Lato monte sono stati realizzati dei muri di sostegno di altezza dai 4 ai 6 metri. Dato lo sviluppo plano altimetrico, l’intero complesso è stato suddiviso in quattro corpi opportunamente giuntati:

  • Corpo A: biblioteca – attività di gruppo;
  • Corpo B: disimpegni;
  • Corpo C: sala audizione;
  • Corpo D: alloggio custode.

I materiali impiegati furono conglomerato cementizio e acciaio. Il costo totale è stato di 774685 euro.

 

LA DESCRIZIONE DEL NOSTRO PROGETTO

Presso l’ambiente 1 sarà presente l’ingresso principale; nel 2 ci sarà l’atrio principale; la stanza 3 sarà adibita alla lettura e la stanza 4 sarà adibita al bar e alla cucina; nell’ambiente 5 sarà presente un laboratorio artistico e nel 6 un laboratorio musicale; nel 7 ci saranno gli uffici, nell’8 un laboratorio multimediale e/o linguistico, nel 9 un laboratorio scientifico, l’ambiente numero 10 sarà una sala concerti e convegni, nell’11 vi saranno i servizi al palcoscenico, nelle stanze 12 e 13 verranno esposte delle mostre (fotografie eccetera) e la 14 sarà riservata al custode.

 

BIO-ARCHITETTURA

La bio-architettura è un concetto legato alla consapevolezza che i processi tecnologici abbiano un limite e non si possa sfruttare all’infinito l’ambiente, poiché le risorse del territorio non sono inesauribili. Ha come obiettivo quello di instaurare un rapporto equilibrato tra l’ambiente e il costruito, soddisfacendo i bisogni delle attuali generazioni senza compromettere, con il consumo indiscriminato delle risorse, quello delle generazioni future.

Come già anticipato, per la costruzione dell’edificio situato in via Mercantella, furono utilizzate delle tecniche di bio-architettura. Le misure in questione sono state adottate in particolar modo per la disposizione dell’edificio (infatti è stata prestata particolare attenzione alla pendenza del terreno) e per una migliore illuminazione degli ambienti. Dato il progetto presentato e la disponibilità di risorse si potrebbero adottare nuove soluzioni bio-architettoniche come:

  • tecniche per la progettazione di ambienti bioclimatici, durante la quale si deve tenere conto di alcune considerazioni: ottimizzare il rapporto tra l’edificio ed il contesto; privilegiare la qualità della vita ed il benessere psico-fisico dell’uomo; salvaguardare l’ecosistema; impiegare le risorse naturali; non causare emissioni dannose; concepire edifici flessibili e riadattabili nel tempo con interventi di ampliamento o cambiamento di destinazione d’uso; prevedere un diffuso impiego di fonti energetiche rinnovabili; utilizzare materiali e tecniche ecocompatibili. Tutto ciò è reso possibile utilizzando sei particolari espedienti: orientamento; ventilazione, raffrescamento e deumidificazione; isolamento termico; protezione e recupero delle precipitazioni; abbattimento delle dispersioni termiche; captazione solare. Per favorire un buon microclima all’interno di un ambiente devono essere usate tecniche di riscaldamento che consentano un grado di irraggiamento regolare e una bassa convezione del calore; le temperature devono essere mantenute alte sulle superfici radianti e basse nell’ambiente per garantire un livello di umidità accettabile (60-65%);
  • misure per ridurre i consumi di acqua , adottabili in maniera tale che si accumuli in appositi contenitori e depositi e vengano realizzati dei percorsi quali piccoli ruscelli e laghetti. In un perfetto contesto di bioedilizia sarebbe ideale utilizzare impianti di riciclaggio dell’acqua piovana;
  • misure per sfruttare al meglio l’irraggiamento solare, cercando di organizzare gli ambienti in maniera tale da garantire un buon orientamento, con balconi e finestre orientati prevalentemente verso sud per accumulare calore. Inoltre la luce del sole svolge un’azione antibatterica nei confronti dell’aria. Per quanto riguarda gli impianti, per quello termico è preferibile usare macchinari con un funzionamento a irraggiamento diretto e indotto (pannelli solari);
  • accorgimenti per impiego di materiali di origine minerale. Gli elementi costruttivi dell’edificio devono assicurare il benessere termico ideale, attraverso la disposizione e l’orientamento adeguati. Tutto ciò deve essere integrato con appositi impianti e rivestono un ruolo fondamentale anche i materiali che vengono adottati. I materiali maggiormente utilizzati per la costruzione sono i prodotti di origine minerale, come il laterizio, le ceramiche, le pietre e il gesso, che non sono inquinanti e mantengono con il passare del tempo le loro qualità. Il mattone è preferito al calcestruzzo per le pareti esterne; sono invece consigliati intonaci a base di malta e calce per gli interni e parquet in legno per i pavimenti. I materiali naturali e di recupero, che sono disponibili sul luogo di intervento sono da preferire, poiché in questo modo vengono anche limitati gli sprechi e i trasporti; inoltre possono essere riciclati e quindi riutilizzati facilmente;
  • misure per una corretta disposizione dell’impianto elettrico che deve funzionare in maniera adeguata senza creare disagi di natura elettromagnetica: a causa degli effetti nocivi che hanno sulla salute i campi elettromagnetici, è bene che l’impianto elettrico sia opportunamente schermato. Affinché ci siano le condizioni adatte per una corretta progettazione bioedile, si consiglia di: realizzare circuiti aperti; isolare i conduttori elettrici che sostengono frigoriferi e centrali termiche tramite una guaina metallica collegata all’impianto di messa a terra; posizionare il contatore fuori dal contorno dell’edificio; inserire appositi filtri per eliminare disturbi causati da elettrodomestici e da impianti esterni.

Invece, per un fine estetico ed ambientale, potrebbe essere realizzato su una delle facciate, preferibilmente su quella in cui batte maggiormente il sole, un giardino verticale con cilindri su muro (progetto allegato alla relazione).

 

 

Bibliografia bio-architettura: www.wikipedia.org, www.baltera.com, www.tuttofrattamaggiore.it.

Chi è Giovanni Colletto?


Don Giovanni Coletto è nato a Corleone nel 1881. È stato un presbitero, scrittore e storiografo italiano, noto soprattutto per aver ricostruito la vita di San Bernardo da Corleone. È stato canonizzato santo nel 2001.
Giovanni Colletto prese da giovane gli ordini sacerdotali e successivamente insegnò latino e greco al Liceo classico “Guido Baccelli” di Corleone.

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