Figure di Santità

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SAN LEOLUCA
Nato a Corleone intorno all’815-818 da Leone e Teotista, ricevette al battesimo il nome di Leone. Cresciuto in un’agiata famiglia, ebbe una solida formazione religiosa cristiana e, rimasto orfano in giovane età, fu costretto a dedicarsi al patrimonio familiare.  Ma sentì la chiamata del Signore, vendette i suoi averi e si trasferì per un breve periodo nel monastero basiliano di San Filippo di Agira dove prese il nome di Leoluca. Abbandonato questo monastero per l’invasione dei saraceni, si recò a Roma in pellegrinaggio per visitare la tomba dei santi apostoli Luca e Paolo. In seguito si ritirò nel monastero di Santa Maria di Vena Inferiore, l’attuale Vibo Valentia, dove fu eletto abate.  All’età di 100 anni, morì l’1 Marzo 915-918 a Vibo Valentia.
E’ il patrono di Corleone e si festeggia il primo Marzo. Il suo simulacro si trova nella chiesa omonima e viene portato in processione per le vie della cittadina. Man mano che passa la processione, in determinati posti, si accendono ‘‘i luminiani’’ (le luminarie), costituiti da grosse cataste di legno che vengono bruciate.  Si racconta che un giorno San Leoluca andò a raccogliere legna e, avendone trovata tanta, ne fece molte fascine. Al momento di ritornare al convento, ne caricò una sulle spalle e si avviò mentre le altre fascine gli andavano dietro da sole. “La luminiana” si fa proprio per ricordare questo prodigio
L’ultima domenica di Maggio si svolge  la “cursa rì Santu Luca”. La corsa nasce da una leggenda secondo cui i Borboni, venuti armati a Corleone per bloccare Garibaldi, furono miracolosamente fermati a pochi chilometri di distanza dal paese con l’apparizione di San Leoluca.  La statua del santo viene portata in corsa fino alle porte del paese insieme al quella di Sant’Antonio abate.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE: Pollara, San Leoluca. Storia, fede e leggenda, Corleone 1996
Erica Billeri, Tiziana Di Gregorio, Delia Di Salvo, Tania Palazzo
SAN BERNARDO DA CORLEONE

Disegno di Sergio Ficarra

Al secolo Filippo Latino, nacque a Corleone il 6 febbraio 1605. Il padre era un calzolaio e un artigiano in pelletteria.  Dal fisico vigoroso,  imparò subito a fare il ciabattino nella bottega  del padre, ma era  una testa calda perché non sopportava le ingiustizie e i soprusi e così metteva mano un po’ troppo facilmente alla spada per difendere i più deboli.
Era definito “la prima spada di Sicilia”, perché tutti quelli che duellavano con lui restavano sconfitti. Così avvenne anche con Vito Canino che rimase gravemente  ferito ad un braccio.
Pentito di quanto aveva compiuto e forse anche per il timore della vendetta e delle conseguenze di quel gesto, Filippo si rifugiò nel convento dei cappuccini, dove maturò la sua vocazione religiosa. Dopo vari anni di discernimento, vestì il saio cappuccino nel convento di Caltanissetta, iniziando una vita di preghiera e di penitenza.
Svolgeva in convento i lavori più umili, in cucina e in lavanderia. Spesso era oggetto di umiliazioni e anche il demonio lo vessava in vari modi. Presto si diffuse la fama della sua santità di vita e dei suoi numerosi prodigi anche fuori dal convento, tra il popolo.
Accompagnava le aspre penitenze con la continua preghiera davanti al tabernacolo. Dopo una breve malattia morì a Palermo nel 1667 e prima di seppellirlo fu cambiata per ben 9 volte la sua tonaca perché tutti ne volevano un pezzettino come reliquia.
Fu beatificato nel 1768 e proclamato santo nel 2001. Il suo corpo riposa nella chiesa dei Cappuccini di Palermo. La sua casa natale a Corleone è oggi una piccola chiesa a lui dedicata.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE: Spagnolo, L’onore e l’amore. Bernardo da Corleone (1605-1667) cappuccino e santo, Roma 2001
Marco Ciro Barcia, Alessandro Benanti, Valerio Cardella, Andrea Condegni
FRA’ GIROLAMO DA CORLEONE

Disegno di Sergio Ficarra

Francesco Trombatore, il futuro fra’ Girolamo, nacque a Corleone il 22 dicembre 1639. La madre morì nel darlo alla luce, il padre si risposerà altre due volte e sembra che la terza moglie non trattasse bene il piccolo Francesco.
I principi di Belmonte lo accolsero nella loro residenza palermitana per circa dieci anni e poi l’arcivescovo di Monreale lo ammise nel suo palazzo come aiutante cuoco. Nel tempo libero si recava in Cattedrale a pregare e presto rivelò la sua intenzione di farsi frate cappuccino. Iniziò il noviziato nel 1662 a Sciacca e, una volta frate, girò vari conventi in Sicilia e ovunque diveniva popolare per i fatti prodigiosi che operava.
Una volta il padre provinciale fu costretto ad intervenire per arginare la benedizione di quei bambini, attraverso l’imposizione del cordone e una preghiera particolare, che fra’ Girolamo vedeva maturi per il Paradiso o la cui vita egli prevedeva funesta. Con la sua benedizione questi bambini morivano il giorno dopo evitando così la dannazione eterna.
Morì nell’infermeria dei cappuccini a Palermo il 7 gennaio 1717 in fama di santità. Si aprì un regolare processo di beatificazione, ma pare che tutti i documenti raccolti andarono perduti in un naufragio dell’imbarcazione che li trasportava a Roma.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE: Compendio della vita del venerabile fra Girolamo da Corleone laico cappuccino: ricavato da un antico libro tedesco, 1891
Irene Guarneri, Antonino Mirabile, Elisa Orlando, Federica Scarpulla
 
SUOR MARIA CIRA DESTRO
Suor Maria Cira Destro nacque a Corleone nel 1782 e fu monaca clarissa del monastero della Santissima Annunziata detto della Badia Nuova. I documenti scritti del tempo e i ritratti che ci sono arrivati la presentano come una stigmatizzata ovvero con i segni che richiamano la Passione di Cristo. Spesso andava anche in estasi e subiva pesanti vessazioni da parte del demonio. Aveva il dono della profezia.
Molti si rivolgevano a lei per ottenere una grazia che presentava al Signore dinanzi alla statua dell’Ecce Homo e se regalava alla  persona interessata un fiore preso dall’altare, significava che la grazia era stata esaudita.
Circola a Corleone una sua profezia circa l’arrivo di Garibaldi in Sicilia con la soppressione dei monasteri e altri eventi che si dovrebbero ancora realizzare.
Contro di lei ci furono delle vere e proprie persecuzioni messe in atto dalle sue consorelle e da alcuni membri del clero. Per questo fu costretta ad uscire dal monastero con il permesso della Santa Sede e morì nella casa paterna il 24 luglio 1818. Il suo corpo fu, però, sepolto in monastero che dopo la soppressione del 1866 divenne sede di una caserma di Carabinieri. Proprio in questa caserma avvenne una strana vicenda. Un carabiniere ebbe in visione suor Maria Cira che chiedeva di essere trasferita in un altro luogo perché non sopportava le bestemmie e i rumori della caserma. Inoltre un cavallo batteva ripetutamente lo zoccolo su una pietra. Il comandante, dando per pazzo il carabiniere, diede l’ordine di scavare dove batteva il cavallo con lo zoccolo e proprio lì fu trovata la salma della monaca che nel 1894, anno della repressione dei Fasci Siciliani, fu portata nella Chiesa Madre e posta in un sarcofago marmoreo nella cappella laterale di san Francesco d’Assisi dove ancora riposa.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE: G. Colletto, Storia della città di Corleone, rist. anast., Palermo 1992
Sergio Ficarra, Salvatore Bernardo Mirabile, Luca Salemi, Salvatore Zimmardi
VEN. SUOR MARIA TERESA CORTIMIGLIA
La Venerabile Suor M. Teresa Cortimiglia nacque a Corleone il 7 febbraio 1867. Sin da piccola sentì la vocazione religiosa ma si scontrò con l’opposizione dei genitori.
A 15 anni fece voto di verginità dovendo, però, subire varie vessazioni diaboliche. Fino all’età di 19 anni poté occuparsi della sua formazione spirituale e Gesù la riempiva di gioie celesti. Si offrì, quindi, come vittima per la salvezza delle anime, ma ciò provocò momenti di aridità spirituale e numerose tentazioni. Fu questo uno stato che durò per circa sette anni.
Nel 1891, col permesso dell’Arcivescovo di Monreale, vestì l’abito delle Clarisse anche se rimase a vivere in famiglia. Successivamente entrò a far parte della Congregazione delle Figlie della Misericordia e della Croce, accolta da Madre Rosa Zangara.
Fu Superiora in diverse Case e nel suo servizio ebbe modo di manifestare il suo amore per la preghiera e per i bisognosi. Con la penitenza riusciva a vincere le tentazioni del demonio
Cominciò, in seguito, a sentirsi chiamata alla fondazione di un nuovo istituto religioso e, colpita da una grave malattia, guarì miracolosamente e ritornò in famiglia per prepararsi alla novella fondazione. Intitolò il nuovo istituto, approvato dalle autorità ecclesiastiche nel 1922, a Santa Chiara d’Assisi. Il suo stato di salute divenne sempre più precario e morì nel 1934. Un forte profumo di gigli si sparse per tutta la casa e si diffuse la fama della sua santità. Nel 1960 si aprì il processo di beatificazione e nel 1998 è stata dichiarata “venerabile”.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE: Parisi, Suor M. Teresa Cortimiglia, Messina 1981
Adriana Badami, Luciano Labruzzo, Selene Marsalisi, Marika Orlando
 
 
 
 
 
 
 

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